Ricerca e Pubblicazioni
Formazione e didattica in ambito accademico e professionale per psicologi, insegnanti e operatori socio-sanitari.
La ricerca e le pubblicazioni in ambito psicologico rappresentano un ponte tra pratica clinica, riflessione teorica e ricadute formative. In una prospettiva di psicologia analitica, la ricerca nasce spesso dall’esperienza viva della stanza d’analisi e dei contesti istituzionali: interrogare i fenomeni che si ripetono, dare un nome a ciò che emerge nel transfert e nel controtransfert, e costruire cornici capaci di orientare il lavoro clinico e la comprensione del soggetto.
Un primo ambito di interesse riguarda la relazione padre–figlia, con attenzione alle configurazioni affettive e simboliche che possono strutturare l’identità, l’autostima e le scelte relazionali nel corso della vita. Il legame con la figura paterna può incidere profondamente sul rapporto con l’autorità, sul senso di valore personale e sulle modalità con cui si cerca riconoscimento. In chiave analitica, questo tema non viene letto in modo lineare o colpevolizzante, ma come intreccio di storia familiare, immaginario, aspettative e trasmissioni spesso inconsce che possono diventare visibili e trasformabili nel lavoro clinico.
Un secondo filone intreccia arte e psicologia analitica, considerando i linguaggi espressivi come dispositivi di simbolizzazione e trasformazione. L’esperienza estetica e creativa viene intesa come spazio in cui l’inconscio può trovare forma, soprattutto quando la parola è insufficiente. In questo quadro rientrano anche le riflessioni sulla disabilità, dove la clinica incontra temi di identità, limite, stigma e appartenenza. La ricerca può esplorare come l’immaginario collettivo e familiare incida sull’esperienza soggettiva della disabilità e su come i processi creativi, individuali o gruppali, possano sostenere integrazione, agency e costruzione di senso, evitando riduzioni esclusivamente medico-funzionali.
Un ulteriore ambito di studio riguarda la sincronicità, intesa come fenomeno di coincidenza significativa che può emergere nei momenti di passaggio o di riorientamento esistenziale. In clinica, questi eventi possono essere letti come indicatori di un movimento psichico, capaci di mettere in rapporto esperienza interna ed eventi esterni in modo non causale, ma ricco di significato. La ricerca su questo tema può offrire strumenti per accogliere tali fenomeni senza scivolare né nel riduzionismo né nel pensiero magico, mantenendo un assetto rigoroso e clinicamente utile.
Infine, un’attenzione specifica è dedicata alle dinamiche del controtransfert, intese come risonanze emotive e corporee del terapeuta nel campo della relazione. Studiare il controtransfert significa approfondire come il clinico sia coinvolto nel processo, come certe configurazioni relazionali attivino specifiche risposte interne e come queste possano diventare uno strumento di comprensione, orientando la tecnica e la tenuta del setting. In particolare, nei casi complessi o traumatici, il controtransfert può assumere forme intense (stanchezza, urgenza di “salvare”, irritazione, chiusura, confusione) che, se pensate, diventano materiale prezioso per il lavoro; se non pensate, rischiano di condurre a impasse o acting clinici.